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Passo San Jorio - da Gravedona PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Giovedì 05 Agosto 2010 12:44

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Località di partenza e arrivo:
Gravedona mt 201
Percorso:
Gravedona - Dongo - Germàsino - Garzeno - Bocchetta di Germàsino - Bocchetta o Passo del Giovo - Passo S. Jorio - Dongo - Gravedona
Lunghezza:
km 63
Dislivello:
1820 mt
Dati della salita (nell'ordine):
15 km su asfalto al 6,9% medio, 10 km su sterrato al 5% medio, 2,5 km su sterrato al 12% medio
Stato del manto stradale:
Piuttosto buono nel tratto asfaltato, buono nel tratto sterrato fino alla bocchetta del Giovo, successivamente sconnesso e impegnativo per la presenza di ciottolato e per le pendenze severe; noterete nei tratti più impegnativi che per facilitare la scalata il manto è stato cementato con inclusione di rocce.
Eventuali suggerimenti per la visita:
Accertarsi che non vi siano interruzioni sul percorso e che le condizioni meteo siano buone e stabili, il paesaggio lo merita
Come arrivarci:
Da Milano si percorre la superstrada SS36 "Nuova Valassina" fino alla sua conclusione, quindi si prosegue verso Chiavenna per circa 1 km poi si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Menaggio costeggiando le infrastrutture di TELESPAZIO riconoscibili per le grandi antenne paraboliche. Superato il ponte del fiume Mera si svolta a sinistra e dopo 9 km si giunge a Gravedona, nostra base di partenza.
Data della ricognizione:
15 Ottobre 2005, in occasione della "classica delle foglie morte" cioè del Giro di Lombardia


Il giro nel dettaglio

Pedalando nel comasco capita di imbattersi nella storia d'Italia: Dongo porta le ferite dovute all'epilogo della seconda guerra mondiale. La splendida panoramica sulla Valtellina stempera i ricordi e accresce lo stupore. Questo è l'intero tragitto proposto in queste righe. I luoghi  portano il marchio del secondo conflitto mondiale: qui furono riconosciuti e giustiziati Benito Mussolini e Claretta Petacci, la sua amante, mentre tentavano di fuggire a ben due insuccessi: la caduta del regime fascista (1943) e la disfatta della repubblica sociale italiana - la repubblica di Salò (1945).
Il percorso però lascia presto alle spalle queste tristi vicende per proseguire su comoda carrareccia, a mezza costa, lungo la valle di San Jorio passando per bellissimi boschi e radure. Dal passo San Jorio, meta dell'itinerario, si gode una stupenda vista sulla Valtellina, l’adiacente catena del Pizzo di Gino, il lago di Lugano, Locarno e l’alto lago Maggiore e sulle Alpi dal Monte Rosa a tutto il gruppo del Mischabel, Wiessmies e Fletschhorn.

Dopo il trasferimento in auto da Milano a Gravedona in circa un’oretta percorrendo la comoda superstrada “Nuova Valassina”, parcheggiamo a Gravedona, graziosa cittadina dell'alto Lario. La giornata si presenta ottima, non molto calda, la temperatura è ideale per affrontare questa impegnativa salita resa più ardua dai 12 km finali sterrati. Dopo aver bevuto l’ormai immancabile caffè partiamo dunque secondo la nostra tabella di marcia alla volta di Dongo che dista non più di 2.5 km   percorrendo la statale “Regina”. Questi pochi km servono solo per acclimatarsi con la temperatura frizzantina, quindi decidiamo di comune accordo di affrontare la salita ad andatura cicloturistica anche per godere appieno le belle vedute sul lago e sui monti circostanti.

Da Dongo (alt. 208 m), in prossimità della Chiesetta dei Frati si imbocca, sulla destra, la strada provinciale che attraversa nell’ordine gli abitati di Stazzona, Germàsino e Garzeno godendo tra l’altro del lo scarso traffico veicolare. Solo un po’ di attenzione va posta nell’attraversamento di Germàsino a causa di un paio di strettoie abbastanza pericolose. Purtroppo si sa ormai gli automobilisti che suonano prima di affrontare una curva cieca sono diventati rarissimi, quindi prudenza. Nell’abitato di Garzeno (alt. 662 m) si trova ben visibile all’altezza di un tornante a destra, la deviazione verso S. Anna e la Bocchetta di Germasino. Due cartelli turistici (quelli a fondo marrone) indicano chiaramente i passi Giovo e San Jorio; dopo altri 300 metri altro tornante questa volta a sinistra dove seguendo le indicazioni teniamo la destra proseguendo diritti. La strada carrozzabile sale a larghi tornanti lungo i fianchi della montagna. I boschi di castagni si susseguono senza interruzione ed in alcuni casi è piacevole fare slalom tra gruppi di ricci di castagno ormai svuotati del gustoso frutto. Superata la località S. Anna, si aggira il costone del Monte Cortafon e si perviene alla Bocchetta di Germàsino a quota 1.239 m, tra la Val Dongana e la valle di San Jorio. Da qui in poi inizia una lunga sterrata di circa 10 km piuttosto facile e dal fondo in ottime condizioni; questa carrareccia a mezza costa, nel bosco, passa per belle radure ove sorgono gli alpeggi di Brunedo, Mottafoiada e Basciarino. Superata Motta Larici (alt. 1.400 m), ci si alza con qualche tornante verso la cresta del motto di Paraone, si esce dal bosco e si raggiunge la Mutata Ardalla. Da qui si prosegue sempre in costa per poi giungere al valico del Giovo e al omonimo rifugio (alt. 1.714 m); il rifugio del C.A.I. di Dongo, tel. 0344/81695, è incustodito. Dal rifugio il Giovo si prende la strada militare sul versante della valle di S.Jorio che si alza gradatamente a mezza costa fra i pascoli obbligandoci ad usare tutti i rapporti a nostra disposizione a causa dell’elevata pendenza sempre abbondantemente sopra il 10% e per il fondo sconnesso per le pietre, passando a monte dell’alpe di Possolo. Si raggiunge un edificio, un tempo adibito a caserma adesso a rifugio - aperto dal 20/6 al 30/9 tutti i giorni - ottobre Sabato e Domenica, e il vicino Passo di S. JORIO (alt. 2.014 m) sul confine italo-svizzero. Da qui a piedi si può in breve salire sul versante italiano del valico dove sorge la cappelletta dedicata a San Jorio. La vista scorre a 360° da una parte verso l’alto Lario da cui siamo saliti, verso la Valtellina e i monti Legnone e Legnoncino. Dalla parte opposta invece la vista spazia sul il lago di Lugano, Locarno e l’alto lago Maggiore e sulle Alpi dal Monte Rosa a tutto il gruppo del Mischabel, Wiessmies e Fletschhorn. Scendiamo al rifugio e caliamo le nostre bocche fameliche su un abbondante piatto di fumanti pizzoccheri (tipico piatto della zona e della Valtellina); che goduria, la giornata è talmente mite che a 2000 metri riesco a stare in maglietta estiva.

Dopo esserci ristorati rientriamo al passo del Giovo e da qui ripercorriamo la strada percorsa all’andata divertendoci in un’emozionante discesa a rotta di collo su sterrato. Chi invece volesse cimentarsi in qualcosa di più tecnico, dal  passo del Giovo tiene la destra e per carrareccia più impegnativa ma al tempo stesso più panoramica e totalmente esposta al sole, può rientrare a Garzeno e da qui su asfalto ridiscendere a Dongo e fare ritorno a Gravedona.

 

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