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Passo Fittanze della Sega -da Sdruzzinà PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Lunedì 09 Agosto 2010 12:14

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Località di partenza:
Sdruzzinà (TN) mt 138
Località di arrivo:
Passo Fittanze (confine regionale TN-VR) mt 1399
Lunghezza:
km. 13,77
Dislivello:
mt. 1261
Pendenza media:
9,2 %
Pendenza max. rilevata (riferita a tratti di 100 mt):
19,5 %
Stato del manto stradale:
Buono, alcuni punti dissestati
Eventuali deviazioni che si possono compiere:
Giunti al passo si può proseguire a sinistra per il Bivio del Pidocchio mt. 1565
Eventuali suggerimenti per la visita:
Affrontare la salita solo da Aprile a Ottobre a causa dell’esposizione a nord; munirsi almeno di un 39x26 se allenati, altrimenti di un 39x29
Data della ricognizione:
8 agosto 2003

La salita nel dettaglio

Una salita poco conosciuta quella che ho affrontato, soprattutto a causa della sua durezza data dalla lunghezza e dalla pendenza media molto elevata. Inoltre i molti strappi con pendenze elevatissime la rendono ancora più temibile. Insomma, una salita che potrebbe superare lo Zoncolan, se solo fosse più conosciuta. Per maggiori informazioni sulla salita o sulle località ed i percorsi limitrofi potete contattarmi a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Giungo dalla ss12 ed attraverso l’incantevole borgo di Sdruzzinà dove mi fermo per rinfrescarmi alla fontana del paese.Parto, deciso ad affrontare quella salita che aspetto da mesi, che mi sembrava impossibile.Il primo tratto è dissestato e la carreggiata è molto stretta. La pendenza nei primi 500 metri si attesta intorno al 5%, ma nel chilometro seguente si fa molto severa: inizio ad arrampicarmi con il 39x23 alzandomi sui pedali per mantenere l’andatura, ma poi preferisco proseguire con il rapporto più agile di cui sono dotato, il 39x26, sempre mantenendomi sui pedali vista la pendenza costante al 16-17% nei 500 metri che precedono il ponte sul torrente. Questo tratto è una specie di avviso: “se vuoi affrontare la salita sappi che questo è ciò che ti aspetta dopo”.
Ho percorso già un chilometro e mezzo, ora la vegetazione ai lati della strada si dirada e permette un po’ di panorama sulla Vallagarina a nord, ma non bisogna illudersi: le fatiche verranno dopo, e inaspettatamente. Passato il ponte le pendenze si attenuano e si mantengono pressoché costanti intorno al 10% per i successivi quattro chilometri, ma decido di mantenermi comunque agile con il 39x26, consapevole di ciò che mi aspetta dopo. Inoltre la strada sale con una serie di tornanti nei pressi dei quali le pendenze salgono leggermente, fino al 13% in uscita, dove è necessario un rilancio deciso sui pedali dell’andatura; da quelli sinistrorsi si ha un’ottima vista su tutta la Val d’Adige, a nord, soprattutto al mattino presto quando la luce del sole tocca i paesi della valle ancora addormentati. Al quinto chilometro e mezzo la strada si impenna improvvisamente e si mantiene intorno al 12% di media per tutto il chilometro successivo: devo alzarmi sui pedali per mantenere l’andatura vista la pendenza al 17% costante nei pressi del tornante sinistrorso,dove la strada sembra più una mulattiera, che porta all’attraversamento di una stretta e buia galleria, dal fondo dissestato, 200 metri dopo la quale le pendenze finalmente si attenuano fino ad un modesto 1,5 % costante per circa 700 metri. Qui consiglio di proseguire agili e di prendere fiato: siamo solo a metà salita e …, il tratto più duro deve ancora arrivare. Infatti finito il tratto pianeggiante, nei pressi di una casa visibile sulla sinistra, arriva il tratto preannuanciato; inizio a salire seduto con il 39x26 ma è impossibile mantenere l’andatura, devo alzarmi in piedi e proseguire così per molto tempo: la pendenza è tremenda, con lunghi tratti al 18-19%! Il sudore mi cola dalla fronte, le gambe sono affaticate, il respiro è pesante e profondo, il battito è altissimo (190-195 battiti al minuto). A fermarmi non ci penso nemmeno, non è nella mia filosofia. La strada prosegue con pendenze elevatissime per circa tre chilometri, la carreggiata si è fatta più stretta ed il fondo dissestato. La vegetazione è rigogliosa ed il bosco distrae dalla fatica immane. Nel finale del duro tratto di tre chilometri la strada alterna rampe brevi e micidiali a tratti brevissimi in cui si può rilanciare un po’ la velocità: vi consiglio di farlo per non trovarvi bloccati sull’ultima vera rampa al 20%. Sono al decimo chilometro, ne mancano ancora quattro al passo, ma l’inclinazione si attesta al 6% per tutti i quattro chilometri successivi. Rilancio l’andatura e spingo (finalmente, ora posso farlo) il 39x17 mantenendomi sui 20-22 chilometri orari; le gambe girano bene e non sembrano affaticate. Passo alla mia destra il piccolo villaggio di Sega di Ala e scorgo il passo, il più bello, Passo Fittanze. Ancora due chilometri in velocità e giungo in cima con una volatina finale. Siamo solo a 1399m di altitudine, ma l’assenza di vegetazione e di costruzioni moderne, sono presenti solo due malghe ed un bar-chalet, assieme al forte vento freddo che soffia da nord, fanno pensare di trovarsi ben al di sopra dei 2000m. Il panorama è stupendo! Ed ora giù dalla discesa che porta in Lessinia a tutta velocità …

 

Contributo di Alessandro Arduini, Verona ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 


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