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7 passi: tra Engadina e Valtellina PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Sabato 14 Agosto 2010 22:02

Località di partenza e arrivo:
Samedan 1721m slm, Grigioni, Svizzera
Lunghezza totale:
175 km
Dislivello totale in salita:
4170m
Pendenze medie:
6.3 % (Fuorn da Zernez prima parte) km6.5, dislivello 407m
4.7 % (Fuorn da Zernez seconda parte) km9.5, dislivello 449m
7.1 % (Umbrail da Santa Maria im Münstertal) km16, dislivello 1128m
7.7% (Stelvio da bivio Umbrail) km3.5, dislivello 268m
4.1 % (Foscagno da Bormio) km24.3, dislivello 1001m
6.4 % (Eira dopo Foscagno) km2.9, dislivello 185m
3.8 % (Forcola da Livigno) km12, dislivello 450m
7.8 % (Bernina da bivio Livigno) km3.6, dislivello 280m
Stato del manto stradale:
Buono-ottimo
Percorso effettuato il:
10 agosto 2005
Tipo di bicicletta:
Corsa, rapporti 39x25
Autore:
Gigi Giacomini < Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. >

Salitomani carissimi, ecco il racconto di un impegnativo ma affascinante giro che da qualche tempo desideravo compiere. Per alcune settimane avevo infatti studiato cartine, altimetrie e pendenze, finché mi sono deciso a fissare una data. Dopo averlo inizialmente programmato per il giovedì della settimana precedente, e dovuto cancellare causa condizioni meteorologiche non stabili, è arrivato il momento di provare a fare questo lungo ed impegnativo giro. Mi aspettano molte ore di fatica, solitudine, silenzio - a parte qualche fuggevole battuta con qualche altro occasionale ciclista - e immersione nella maestosa natura di montagne come Bernina, Corvatsch e Ortles. Secondo la tradizionale suddivisione dei gruppi alpini, il giro si svolgerà tra i gruppi delle alpi Retiche centro-orientali e quello Ortles-Cividale.

L' avvicinamento in auto è avvenuto attraverso il passo dello Julier, in cima al quale mi sono fermato a pernottare la sera precedente, sotto una stupenda notte stellata (in quest' epoca si vedono le stelle cadenti ...). La mattina successiva, dopo avere gettato un frettoloso ma rispettoso sguardo alle colonne vestigia dei tempi romani, scendo in auto a Silvaplana, e procedendo verso Est oltrepasso di poco St.Moritz fino a raggiungere l' abitato di Samedan posto in corrispondenza della strada del Bernina. Parcheggiata l' auto nei pressi del minuscolo aeroporto (quota 1721m) do il primo colpo di pedale alle 8 in punto. Si inizia con un falsopiano in discesa di una trentina di km che conduce ai 1470m di Zernez. Va bene come riscaldamento, che compio equipaggiato di mantellina, gambali e bracciali, guanti lunghi e copriscarpe. L' aria frizzante, i prati verdissimi (è piovuto nei giorni scorsi) che si stagliano contro il blu del cielo incorniciato dalle cime delle montagne, tutto fa presagire una giornata elettrizzante. Siamo in alta Engadina, il traffico è scarso, la temperatura molto fresca - sugli 8 gradi - e mi rinfranca l' incontro con i primi tratti della valle bagnati dal sole. A Zernez si entra nel Parco Nazionale Svizzero, che insieme all' italiano Parco dello Stelvio rappresentano una delle aree naturalistiche protette più grandi d' Europa. Appena a lato del centro del paese inizia la lunga salita che mi condurrà al Pass dal Fuorn (in romancio, mentre in italiano è Passo del Forno ed in tedesco Ofenpass). Che in realtà è un doppio passo, poiché dopo circa 6.5km a quota 1880m si scollina e si scende per ben 4.5km perdendo quasi 200m di quota. Arrivati all' albergo, la strada riprende a salire per ulteriori 9.5km fino ai 2149m dello scollinamento del Fuorn. Foto di rito (prima di una lunga serie...), un veloce scambio di battute con un altro ciclista che arriva dal versante opposto e che sta facendo un giro di alcuni giorni con ben 18kg di bagagli !! (però ha la tripla ...), indosso la mantellina e via in discesa nella stupenda Val Müstair (Münstertal o valle Monastero). È notizia fresca di queste settimane, che proprio in questi paraggi è stato avvistato dopo circa 100 anni un esemplare di orso bruno in Svizzera, un maschio di un paio d' anni, probabilmente sconfinato dai vicini parchi dello Stelvio e dell' Adamello che qualche incosciente turista è addirittura riuscito a fotografare ... A me però non tocca in sorte di scorgere il plantigrado (che se ne andrà in Austria dopo qualche giorno dopo essersi saziato con qualche pecora sottratta agli allevatori della zona) e dopo avere attraversato il villaggio di Tchierv arrivo al capoluogo della valle, Santa Maria.

La salita all' Umbrail, inizia repentina e secca dal centro di Santa Maria con i primi chilometri molto ripidi. In breve tempo la strada si restringe e il traffico si fa quasi inesistente, permettendomi di concentrarmi sulla fatica, gli odori e i colori del luogo. A circa metà della salita, la pendenza si addolcisce e per qualche km la strada abbandona l' asfalto per dar luogo a uno sterrato molto compatto e tenuto insieme da pietre opportunamente tagliate e pressate. Non ho problemi ad affrontarlo con la specialissima, ho gonfiato bene le gomme, anche se la prudenza mi consiglia di pedalare sciolto e con una seduta "leggera". Quando lo sterrato cede nuovamente posto all' asfalto mancano ormai pochi km allo scollinamento del passo, dopo poche diecine di metri dal quale si attraversa il posto di confine con l' Italia, sbucando sulla SS38 che da Bormio conduce al passo dello Stelvio. Non avevo previsto di includere quest' ultimo passo nel mio giro, ma il ciclocomputer mi segnala che ho una buona mezz' ora di anticipo sulla tabella di marcia, e allora perché no ? mi lascio convincere dal desiderio e percorro anche i 3.5km mancanti al culmine della "cima Coppi", posta circa 250m più in alto. Il famoso passo brulica di auto, moto e ciclisti, ma non vi è traccia di neve. Spira un vento moderato, e si rivelano provvidi i gambali e bracciali che ho portato nello zainetto. La discesa su Bormio è lunga e il fondo stradale molto buono, si mollano volentieri i freni prestando particolare attenzione in alcune insidiose gallerie prive di illuminazione.

Circa 2 km prima di entrare nel centro di Bormio, nei pressi della colonia estiva dell' Enel, un cartello mi segnala la svolta verso Valdidentro/Livigno, conducendomi ad un falsopiano di alcuni chilometri che prelude alla salita del Passo Foscagno. A Bormio sono colto da un momento di stanchezza, la voglia di sdraiarmi al sole su una panchina è tanta, ma non posso ... mi mancano ancora circa 80km da percorrere. Una barretta energetica e una breve sosta in un bar per un buon caffè risolvono brillantemente la situazione. Dentro il bar devo difendermi dalle domande di alcuni avventori incuriositi - da dove vieni ? ma sei matto ? chi te lo fa fare ?, etc. In men che non si dica, sto di nuovo salendo, questa volta verso il passo del Foscagno che raggiungo dopo 24km. La zona è bella, ma la salita è disturbata dal traffico di auto, moto e camion leggeri. Scollinando dal Foscagno attraverso la dogana (si entra in territorio extradoganale) si raggiunge il ponte del Rezz, da dove un' erta ma breve salita di 3km conduce al passo d' Eira attraversando il comune di Trepalle. Scorgo in basso Livigno con la sua inconfondibile sagoma allungata, che raggiungo dopo pochi km di veloce discesa. A Livigno ricevo puntuale conferma di ciò che le previsioni meteo mi avevano lasciato supporre. Le correnti in quota da sudovest hanno creato un sostenuto vento che sarà contrario alla mia direzione di marcia, durante tutti i 12km di risalita della Forcola. La quale infatti, complici anche i 130km già nelle gambe, si rivelerà una delle salite più ostiche della giornata. Ma io non mollo, e metro dopo metro guadagno quota, Livigno si allontana rimpicciolendosi e il sole che gioca con le poche nuvole presenti crea dei bellissimi effetti ottici con il verde degli alberi. La fatica non mi impedisce di gustare la bellezza del panorama che mi riscalda il cuore - è proprio vero che in ogni ciclista vi è un pizzico di masochismo ... - e arrivo agli ultimi chilometri che si svolgono sul versante orografico sinistro attraverso alcune gallerie paramassi. Piego il capo al massimo per offrire meno resistenza alle raffiche, che non mollerano fino al passo mettendo a dura prova le mie ormai stanche gambe. Appena oltre lo scollinamento della Forcola, il vento magicamente cessa. Dopo essere rientrato in Svizzera, mi immetto sulla strada che risale da Poschiavo la valle omonima, una delle tre valli grigionesi di lingua italiana. 4km di tornanti a pendenza sostenuta ma regolare sono l' ultima fatica della giornata, conducendomi in cima al Passo Bernina. Da qui all' arrivo manca solo una discesa di una ventina di km ... ci sono ... inizio a rendermi conto che ce l' ho fatta ! Dopo un' occhiata allo storico ospizio, e avere consumato il resto dell' ultima barretta energetica, inizio a gustarmi la discesa finale. Dopo un primo tratto piuttosto ripido e veloce la discesa si ammorbidisce in un docile falsopiano, che mi consente di spingere lunghe e regolari pedalate con il 13, cercando di rilassare i muscoli e di godermi la fantastica sensazione di riuscita. Attraverso come un lampo Pontresina e Celerina, con i loro begli alberghi di inizio novecento, ed in breve eccomi di ritorno all' aeroporto di Samedan. Il computerino indica che ho pedalato per 175 chilometri superando un dislivello totale di circa 4200 m. Mi cambio, poi una "succulenta" ciotola di pasta fredda e qualche biscotto mi forniscono i carboidrati indispensabili per accelerare il recupero muscolare.

La stanchezza nelle gambe si fa dolce, come la soddisfazione che a poco a poco mi invade il cuore. Placidamente ed in riflessivo silenzio, avvio il motore dell' auto ed inizio il trasferimento di rientro, non prima di notare che il profilo del percorso compiuto ricorda curiosamente proprio un cuore...

Un' altra lunga, dura e bellissima pedalata da mettere nel sacco delle soddisfazioni della vita, della quale il pedalare è - in fondo - metafora.

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Ultimo aggiornamento Sabato 14 Agosto 2010 22:17
 


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