Home Cicloturismo Sui mitici 48 tornanti dello Stelvio
Passo dello Stelvio - da Prato-Trafoi PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Venerdì 13 Agosto 2010 11:48

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Località di partenza:
Prato allo Stelvio, mt 916 (Hotel Prad all'uscita del paese)
Località di arrivo:
Passo dello Stelvio, mt 2758
Distanza:
km. 25,4
Dislivello:
mt. 1842
Pendenza media:
7,2 %
Pendenza max. rilevata (riferita a tratti di 100 mt):
14 %
Stato del manto stradale:
Buono
Eventuali deviazioni che si possono compiere:
Si scende sul versante di Bormio per circa 4 chilometri prima di incontrare la dogana elvetica: qui si svolta a destra superando una breve rampa che conduce all'Umbrail Pass (mt. 2503). Da qui una bella discesa (di cui circa 4 km in fondo naturale che non crea però alcun problema) ci porta a S.Maria in Monastero, e quindi si percorre in discesa la bellissima valle sino a Tubre (confine) per rientrare in Italia a Glorenza e da qui a Prato allo Stelvio: nessuna difficoltà - Stelvio a parte - per un percorso di circa 80 km molto suggestivo
Data della ricognizione:
21 agosto  2001

La salita nel dettaglio

Poche salite in Europa hanno il fascino e la fama dello Stelvio: diciamoci la verità, per un ciclista è quasi una consacrazione affrontare i 48 tornanti più famosi del mondo, ed una volta arrivati in cima la soddisfazione è grande, anche se il chiasso e la confusione sminuiscono l'atmosfera magica che si respira arrancando verso la meta. Personalmente preferisco di gran lunga affrontare salite meno conosciute e trafficate  ma di eguale fascino (vedi il Colle Fauniera per esempio): ma un "salitomane" non può fare a meno di presentare sul suo sito il mostro sacro, sua maestà "Re Stelvio". Ed eccovi il resoconto di una calda giornata di fine agosto.....

Dello Stelvio si è detto praticamente tutto e più di tutto: basta sfogliare le riviste di cicloturismo per trovare decine di articoli, anedotti, dettagli tecnici sulla salita più famosa d'Italia. Rischio pertanto di ripetere dati ben noti, ma per i pochi che ancora non lo sanno diciamo che lo Stelvio è la terza salita più alta d'Europa, sopravanzato soltanto dalla Cime de la Bonnette (mt. 2802, ma non è un colle..) e dal Col de l'Iseran (mt. 2770).
Diciamo inoltre che dei due versanti quello altoatesino è di gran lunga il più impegnativo e spettacolare: senza nulla togliere alla salita da Bormio (che trovate descritta seguendo questo link) il vero Stelvio è quello che si affronta da Trafoi.
Partiamo però più da lontano, e precisamente da Spondigna, lungo la strada della Val Venosta che da Merano conduce verso il valico di Resia (non vi venga in mente di fare riscaldamento su quella che considero la statale più trafficata d'Europa..). Al bivio nei pressi dell'Hotel Posta svoltiamo a sinistra ed attraversiamo l'Adige e la ferrovia per affrontare un lungo e placido rettilineo tra filari di pioppi che ci porta a Prato allo Stelvio: se la giornata è serena gettando l'occhio in alto si vedono le cime innevate dei ghiacciai dell'Ortles, un primo inquietante biglietto da visita che sembra strizzare l'occhio al ciclista sussurrandogli "..sì, devi salire sino a qui...".
Superato il centro di Prato, nei pressi dell'Hotel Prad iniziamo i rilevamenti altimetrici: siamo a 916 metri di quota. I primi chilometri di salita filano via lisci come l'olio: la strada corre a fianco del torrente Solda, dalle acque irrequiete e spumeggianti, e sale abbastanza regolarmente attraversando una prima volta il torrente a Ponte allo Stelvio (km. 4,5 mt 1117). Il tracciato si fa piuttosto tortuoso, la vegetazione è rigogliosa e l'ombra non manca visto che la valle è ancora molto stretta: nei pressi di Gomagoi un primo brusco impennarsi delle pendenze, poi una volta superato il bivio sulla sinistra per Solda la strada ritorna a farsi pianeggiante per circa un chilometro. Superiamo per due volte il torrente ed affrontiamo il tornante N. 48, il primo di una lunga serie.

Siamo a quota 1360 metri, lo Stelvio inizia qui e d'ora in poi ben pochi saranno i tratti in cui si potrà rifiatare. Il primo è in corrispondenza di Trafoi (inutile dire chi vi è nato, lo sanno anche i sassi...), ma all'uscita dal paese ci attende il tratto più impegnativo dell'ascesa: infatti dopo il bivio per le "Tre Fontane" la strada si arrampica letteralmente sui fianchi della montagna, in una fittissima pineta. I tornanti si susseguono in continuazione, molto ravvicinati tra di loro: numerosi i tratti superiori al 10%, il più insidioso proprio in corrispondenza dell'albergo "Weisser Knott" (km. 15,1) dove la strada si restringe notevolmente imboccando un tratto rettilineo recentemente franato ed in fase di sistemazione (agosto 2001).
Siamo ora al cospetto delle cime dell'Ortles, il panorama è grandioso e se si ha la forza di staccare gli occhi dal manubrio si rimane incantati dalla bellezza dei seracchi della Vedretta dell'Ortles. Siamo ormai vicini ai limiti della vegetazione arborea: nuovi tornanti si susseguono, più intervallati tra di loro, sino a giungere alla Franzeshohe-Sottostelvio (km. 18,6), ultimo punto di  ristoro prima del passo.
Qui si apre il sipario sull'ultima parte della salita: di fronte a noi, disegnati sul fianco della montagna, i tornanti più famosi del mondo, una impressionante scalinata che incute timore anche ai ciclisti più preparati. Un vero spettacolo, da guadagnare e gustare (si fa per dire...) metro per metro. Mancano ancora 7 chilometri alla vetta: le pendenze sono estremamente regolari, inesorabili: 8-9% ma nemmeno un metro in cui tirare il fiato! Si devono dosare le energie e soprattutto salire con molta regolarità trovando la giusta cadenza: in questo tratto il traffico può essere fastidioso (meglio affrontare la salita nelle prime ore del mattino), anche perchè spesso l'incrocio tra i veicoli è difficoltoso in prossimità dei tornanti: difficilissimi gli ultimi due chilometri, manco a farlo apposta le pendenze più elevate si incontrano proprio qui!
L'arrivo sul passo è trionfale, si ha la grande sensazione di aver compiuto un'impresa, ma l'atmosfera idilliaca è rotta ben presto dal caos e dal traffico di turisti, bancarelle e vetture: uno dei peggiori esempi di sfruttamento della montagna, all'insegna del mordi e fuggi. Ma questo è il dazio che occorre pagare per conquistare il passo più famoso d'Europa: rassegnatevi e indossate in fretta la mantellina per affrontare la discesa, magari fermandosi in corrispondenza dei punti più panoramici del percorso....

Inutile raccomandare prudenza ed attenzione alle condizioni meteo, che qui sono estremamente variabili: ricordate che vi trovate a 2700 metri di quota e che in caso di cattivo tempo sul passo può tranquillamente cadere la neve anche in piena estate......

 

 


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