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Ski Alp: Punta Dufour-Monte Rosa PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Mercoledì 15 Aprile 2015 20:41
Punta Dufour

Località partenza:
Monte Rosa Hutte
Quota di partenza (m.): 2883
Quota vetta (m.): 4634
Dislivello complessivo (m.): 1751
Sviluppo: 18 km a/r (la sola tratta Monte Rosa Hutte-Punta Dufour)
Difficoltà: BSA
Cartografia: CNS 1:25.000 fgl. 1348 Zermatt
Rif.bibliografici:
http://www.camptocamp.org/routes/45271/fr/pointe-dufour-par-le-silbersattel
Scarica la traccia GPS
Sono in cima al Rosa, quel piccolo triangolo di rocce accatastate che ogni mattina guardo - lontanissimo eppure così nitido nelle terse giornate autunnali - appena apro le finestre di casa. Oggi realizzo  un sogno durato anni, dalle mie prime gite scialpinistiche: non mi par vero di essere qui, eppure mi volto e guardo la targa metallica: dice proprio Dufourspitze 4634 metri, non sto sognando .... 

Quando squilla il telefono ed il Bisca dall'altra parte della linea mi dice che sul Rosa ci sono condizioni eccezionali, i dubbi cominciano ad assalirmi. E' stata questa un'annata povera di gite, le vicissitudini famigliari mi hanno tenuto per molto tempo lontano dai monti e l'allenamento non è certamente dei migliori. Però negli ultimi tempi mi sembra che la gamba "giri" benino, ed anche sabato al Cistella le sensazioni sono state buone. Così accetto la proposta, sarà una sfida con me stesso: Fabri, fuori le palle....

Una doverosa premessa per i non addetti ai lavori: l'ascesa alla Dufour - massima elevazione del massiccio del Rosa con i suoi 4634 metri e terza cima delle Alpi - è una gita scialpinistica grandiosa che si svolge in un ambiente di alta montagna che ha ben pochi eguali nelle Alpi, ed è giustamente ambita da tutti gli scialpinisti.
La nostra avventura comincia... in discesa! Già, perché l'avvicinamento alla Monte Rosa Hutte - punto logistico imprescindibile per l'ascesa alla vetta - può avvenire anche così, ovvero salendo con la funivia di Zermatt al Klein Matterhorn (Piccolo Cervino, mt 3883) ed affrontando poi uno tra i più classici itinerari fuori pista della zona, ovvero  la Porta Nera. Così, usciti dalla stazione di monte della avveniristica funivia e con il fiato corto per lo sbalzo altimetrico che ci ha catapultati quassù in pochi minuti,  eccoci pronti ad affrontare il lungo ed estenuante traverso sul ghiacciaio che ci porta dapprima al Colle del Breithorn mt 3824 e poi con un lungo diagonale verso est sul Grande Ghiacciaio di Verra sino alla Schwarztor (Porta Nera mt 3731), il colle che separa la Roccia Nera dal Polluce. Nell'ultimo tratto mettiamo le pelli poiché procedere spingendo a scaletta a queste quote è dispendioso e frustrante...
Dalla Porta Nera inizia l'entusiasmante discesa lungo lo Schwarz Gletscher: è tutto sommato semplice se si esclude qualche passaggio obbligato molto delicato nella zona delle grandi seraccate. Purtroppo la neve non è delle migliori, è ancora presto e bisognerebbe attendere qualche ora per gustarla al meglio: ma noi abbiamo una certa premura poiché dobbiamo sfuggire alla morsa del caldo durante la salita al rifugio. Così di buona lena giungiamo alla confluenza con il Gorner Gletscher a q 2500 mt ed abbandoniamo l'itinerario classico della Porta Nera, che prosegue verso Zermatt, per dirigerci in direzione est verso la Monte Rosa Hutte. Con la massima calma mettiamo le pelli e procediamo lentamente su questo immane mare di ghiaccio: è mezzogiorno ed il caldo asfissiante ci mette a dura prova. La sagoma inconfondibile del rifugio si staglia davanti a noi e sembra inavvicinabile: il grande ghiacciaio che ci ha inghiottito falsa le distanze e ci inganna continuamente. Ci vorranno oltre due ore per soli 400 metri di dislivello!! 
Arriviamo al rifugio verso le 14.00: sono molto provato fisicamente e comincio a nutrire seri dubbi per l'indomani, dove ci attendono 1800 metri di salita!
Reintegriamo abbondantemente i liquidi persi e ci spaparanziamo al sole per asciugare i nostri vestiti: il rifugio è qualcosa di spettacolare, mai visto nulla di simile in anni di frequentazione montana. Se volete approfondirne la storia potete visitare il sito: dotato delle più innovative soluzioni energetiche, è costruito interamente in legno ed alluminio ed è autosufficiente dal punto di vista energetico. Un vero prodigio ingegneristico! Ma naturalmente la tecnologia non regge il confronto con quanto ci sta intorno: ovunque si volga lo sguardo si è ammaliati dalle sagome dei ghiacciai e delle cime del Rosa. Credo che sia uno degli spettacoli più belli delle Alpi!!!
Dopo una lauta cenetta, abbondante ed ampiamente al di sopra degli standard qualitativi svizzeri, ce ne andiamo a cuccia. La sveglia suonerà molto presto domattina ed io ho proprio bisogno di riposare.....

2° Giorno: la vetta
Dicevamo della sveglia: suona alle 2.30  e dopo la colazione eccoci pronti ai preparativi di rito: accendiamo le frontali ed usciamo dal rifugio alle 3.45 con calma assoluta di vento e stellata incredibile! Non fa per niente freddo, la giacca a vento sta nello zaino: saliamo di buona lena con andatura regolare, senza pause se non quelle fisiologiche. La via è naturalmente super tracciata e pian piano ci allontaniamo dal rifugio, lo sguardo corre a ritroso per godere lo spettacolo della moltitudine di luci che illuminano il pendio. La salita è tecnicamente piuttosto semplice, salvo il superamento di un paio di ripidi pendii che richiedono l'uso dei rampant. L'alba ci sorprende con i suoi magici colori ormai alla soglia dei 4000 metri: mi sento fisicamente in forma perfetta, la fatica ed i dubbi del giorno prima sono un lontano ricordo, so che ce la farò, ma ora c'è da fare i conti con il freddo che improvviso comincia a farsi sentire.... Giungiamo presso la grande zona seraccata sotto alla Silber Sattel: è un ambiente incredibile che incute timore e rispetto, si passa tra seracchi di decine di metri sospesi nel vuoto. Vietato sbagliare, in un paio di punti obbligati si attraversano esili ponti di neve che richiedono la massima attenzione: fase delicata questa, però è la più bella della salita! Fuori dalle difficoltà c'è il sole ad attenderci per l'ultimo tratto di ascesa verso la SilberSattel mt 4515, l'ampia depressione che separa la vetta della Nordend da quella della Dufour.
Giungiamo al deposito sci e guardiamo con una certa apprensione il canale che ci attende: è in  buone condizioni, i canaponi sono bene in vista e cominciamo la parte alpinistica della gita, quella ovviamente che mi farà soffrire di più. Ci vuole calma e concentrazione, cosa che a 4500 metri è più semplice a dirsi che a farsi... La fase più ostica è quella immediatamente successiva all'uscita dal canale: per giungere in vetta bisogna aggirare un grosso gendarme roccioso, in questo punto non vi sono protezioni ed occorre integrare con la propria attrezzatura. Ma ormai la vetta è li a pochi metri: solo due persone davanti a noi, un paio stanno già scendendo, saremo la terza cordata della giornata a raggiungere la Punta Dufour. Sonb  le 9.45, sei ore dopo essere partiti dal rifugio...
Mi guardo attorno con la serenità dei miei 53 anni  e l'emozione del fanciullo che è ancora dentro di me: il pensiero va alla mia cara mamma scomparsa da pochi mesi, quassù mi sembra di esserle più vicino....
L'emozione della vetta dura qualche minuto, poi c'è la calma e l'estasi per vedere finalmente da lassù il mondo circostante. Pochi minuti di grande immensità che rimarranno indelebili nei ricordi. Ma è tempo di scendere, e come temevamo sarà la cosa più complicata: tutte le altre cordate sono ormai ingaggiate nel canale, creando una ressa indescrivibile. Scendiamo a doppie, lottando ferocemente per conquistare i vari anelli di calata... Lo sapevamo, fa parte del gioco: essere stati veloci in salita è stata la mossa vincente!
Dalla Silber Sattel partiamo attorno a mezzogiorno, la discesa del canale ci ha impegnati per quasi due ore..: ci attende una lunga, lunghissima galoppata sino a Zermatt, 3000 metri di dislivello in questo ambiente sono qualcosa di indescrivibile. Ce la prendiamo comoda, la neve è bella, strepitosa in alcuni tratti: facciamo innumerevoli soste per fotografare ed osservare da vicino le meraviglie del ghiacciaio. Una breve pausa al rifugio, dove raccattiamo le poche cose lasciate, e poi giù lungo il Gorner Gletscher. Poco dislivello, si perde quota dolcemente,  ma il percorso è così bello, nella pancia del grande ghiacciaio, con un occhio di riguardo ai grossi crepacci da attraversare. Prima di affrontare l'ultimo tratto di discesa nella gola terminale lo sguardo corre lassù in alto, dove lontanissima la Dufour fa capolino per l'ultima volta: ma la concentrazione non deve calare, anzi stiamo per affrontare la zona più ostica per via dei pericolosi sifoni d'acqua sottostanti. In un punto ci si aggrappa alle  corde fisse, in un altro un provvidenziale tavolone inclinato permette di superare un salto di roccia che richiederebbe normalmente una calata in doppia: ma ormai siamo fuori, sotto il caldo sole di aprile giungiamo al ponticello da attraversare per raccordarci, dopo una breve risalita di pochi minuti, alle piste da sci che portano dapprima a Furi e poi a Zermatt, dove arriviamo con gli sci ai piedi alle 4 del pomeriggio, giusto dopo dodici ore dalla partenza...
Due grandi giornate di bon ski, per dirla alla francese: a distanza di due giorni dall'impresa ho ancora fisse nella mente tutte le immagini di questa straordinaria esperienza che vi consiglio davvero di cuore. Sicuramente le due più belle giornate mai passate in montagna.....

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Aprile 2015 16:48
 


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