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I Cinglès del Mont Ventoux PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Martedì 22 Giugno 2010 16:53

In vetta al Mont Ventoux:missione compiuta

Questa storia comincia in una fredda serata d'inverno, con la pioggia battente alle finestre: la bici è da tempo in cantina, e la mente scorre lontana fantasticando nuove avventure sui pedali.

 Girovagando - in senso metaforico - tra i vari siti WEB che trattano di ciclismo -e naturalmente di salite - l'occhio casca curioso su un trafiletto che parla di un Club esclusivo, i "Cinglés del Mont Ventoux", i cui soci possono vantare di aver scalato la mitica montagna provenzale per ben tre volte nella stessa giornata, dai tre diversi versanti di arroccamento:

Bedoin (versante sud), che è poi l'itinerario classico di salita al Ventoux, quello percorso anche dal Tour de France in numerose edizioni

Malaucene (versante nord)

 

Sault (versante est) lungo la D.942 che si ricongiunge poi con la D.974 che sale da Bedoin

La notizia mi ha fatto subito fare un balzo dalla sedia. Da tempo il Mont Ventoux rientrava nei miei obiettivi: il richiamo era troppo forte, vuoi per il fascino della salita - una tra le più dure della Francia - vuoi per l'alone di leggenda che si è creata attorno ad essa.
E così, in una splendida ed assolata giornata di metà giugno, eccomi pronto ad affrontare questa nuova sfida: l'aria frizzante del primo mattino,  un ultimo sguardo verso l'alto, verso quella sagoma incombente e anche un po' minacciosa, e poi via, le ruote filano velocemente verso Bedoin sulle tormentate strade provenzali affiancate da splendidi e curatissimi vigneti!
Scelgo di affrontare per primo il versante più difficile, da Bedoin appunto. La temperatura  è gradevole e procedo con molta  tranquillità: mi impongo di salire in agilità e di non oltrepassare mai i 160 battiti. I chilometri scorrono lenti, ma ho il tempo di guardarmi attorno e di contemplare quanto bella e particolare sia questa salita, così diversa da quelle cui sono abituato sulle nostre Alpi. La vegetazione è completamente diversa, così come gli aromi e gli odori del sottobosco: poi - improvvisamente - nei pressi di Chalet Reynard  tutto sparisce per lasciare il posto ad un'arida pietraia che conferisce al paesaggio un tono irreale, apocalittico. E' qui che comincia il vero Mont Ventoux, e nella mia mente scorrono le immagini viste tante volte nelle telecronache del Tour de France: ecco, qui è scattato Pantani, qui Armstrong ha lanciato la sua micidiale accelerazione... si fa presto a correre con la fantasia! La sagoma della cima si avvicina sempre più, un ultimo secco tornante ed eccomi in vetta. Una breve occhiata al panorama (le foto le farò poi con calma dopo l'ultima ascesa..) e poi giù a capofitto verso Malaucene: la strada è assai brutta e si balla parecchio nei primi chilometri, poi recenti tratti di asfalto rifatto consentono di raggiungere velocità supersoniche, prossime ai 100 km/h. Mentalmente cerco di non pensare a quanto sarà dura rifare questi tratti in salita, e così raggiungo in un batter d'occhio Malaucene: rifornimento idrico, timbro, breve occhiata alla cittadina (però, questi francesi ci sanno fare a valorizzare turisticamente anche questi centri così piccoli...) e quindi inizio la seconda ascesa percorrendo a ritroso la strada appena divorata in discesa. Il caldo si fa sentire, il vento comincia a soffiare (naturalmente in senso contrario alla marcia..)   ed occorre stringere i denti. Supero molti ciclisti, dai mezzi più strani e dalle tenute più improbabili. e alle 13 sono di nuovo in vetta: il vento ora soffia impetuoso, ma non è certo il tanto temuto mistral dei 100 km/h che ti butta a terra... ed allora di nuovo giù, verso Chalet Reynard, dove a sinistra si prende il bivio per la route D.942 che porta a Sault, base di partenza per la terza ascesa della giornata, la più lunga ma anche la più facile, poichè si parte da una quota più elevata (750 metri)
Bella Sault, adagiata sul poggio di una collina, dove mi fermo una mezz'oretta per una sosta ristoratrice in un delizioso bistrot sulla piazza principale: ma quello che più affascina è il paesaggio, quello tipico provenzale con i casolari tutti uguali, le file ordinate dei campi di lavanda (peccato non sia ancora fiorita..). La salita è dolcissima, sempre 4-5%: le forze non mancano, segno che mi sono gestito a dovere, e tutto procede nel migliore dei modi: giunto a Chalet Reynard ripercorro nuovamente gli ultimi chilometri lungo la desolata pietraia che mi separa dal Ventoux pensando che ormai anche questa avventura è andata: ma prima di arrivare in cima è d'obbligo una sosta presso la lapide che ricorda Tom Simpson, che qui morì durante il Tour del 1965: si parlò di sforzo eccessivo, di uso illecito di anfetamine, certo è che vedere quella lapide fa venire una grande tristezza. L'arrivo sulla vetta (sono ormai le 16,30) mi dà una grande soddisfazione. Ora ho finalmente il tempo per guardarmi attorno con calma, il panorama  è grandioso, il Mont Ventoux è uno splendido balcone naturale che domina dall'alto dei suoi 1909 metri tutta la Provenza. I numeri della giornata la dicono lunga: ho percorso 136 km percorsi e 4285 metri di dislivello. Anch'io da oggi sono un "cinglés", per la precisione il N. 766 della lista: certo che di matti ce ne sono in giro parecchi........

Notizie pratiche:
Potete trovare tutte le indicazioni pratiche e le regole di ingaggio sul sito ufficiale del brevetto

http://www.clubcinglesventoux.org/

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Agosto 2010 21:30
 


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