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Punta della Rossa -Alpe Devero PDF Stampa Email
Scritto da fabri   
Giovedì 08 Luglio 2010 21:45

Località partenza:  Alpe Devero, loc. Ai Ponti
Quota di partenza (m.):  1630
Quota vetta (m.): 2887
Dislivello complessivo (m.):  1260
Sviluppo: 13km
Difficoltà:  F/F+ (passaggi sino al 3° grado)
Cartografia:  CNS -fgl. 1290 Helsenhorn 1:25000

Scarica la traccia GPS
E' la montagna simbolo di Devero: quante volte, salendo in quello che è il mio piccolo paradiso, l'ho ammirata con suo inconfondibile profilo triangolare. Oggi, forse, salirò lassù: ma a Baceno, per la solita pausa caffè, stamani pioviggina e il morale è sottoterra. Le previsioni meteo davano però nuvolosità bassa, e così fiduciosi ci prepariamo alla salita...


Mi accompagna Sergio, che  dall'alto della sua pluriennale esperienza alpinistica sarà decisivo nel risolvere i passaggi chiave della salita: perchè questa in realtà è la difficoltà maggiore per un pivellino, ovvero scrutare la montagna e decidere quale delle sue innumerevoli pieghe assecondare. Tracce ve ne sono, anche qualche ometto, ma quando si tratta di arrampicare è lì che salta fuori la differenza, non siamo in falesia dove i comodi spit ci indicano la via da seguire...

Nonostante sia nuvoloso, il caldo è atroce per via dell'altissimo tasso di umidità. Risaliamo veloci  il ripido sentiero verso i Piani della Rossa e in breve siamo sudati fradici, goccioliamo come delle fontanelle. Ma capiamo subito di aver avuto ragione, perchè in alto le nuvole si stanno diradando: si va!

Per non farci mancare nulla sbagliamo, per ben due volte: il primo sbaglio è venale, subito ai Piani della Rossa, dove perdiamo un ometto ingannatore e ci andiamo ad infrattare tra i numerosi ed enormi massi erratici che vi sono disseminati (prima considerazione: ma com'è comodo l'inverno quando la neve cancella tutti i buchi e le asperità...) prima di ritrovare il bel sentierino che risale la morena dell'esausto ghiacciaio. Il secondo sbaglio, invece, ben più grave, sarà quello in prossimità del passaggio chiave della salita: non vediamo un pur evidente ometto svettare sulla cengia di destra e cominciamo ad arrampicare una bastionata rocciosa che ben presto ci sbarrerà la strada. Torniamo indietro, disarrampicando con non poche difficoltà (per me ovviamente...) ed eccolo lì l'ometto traditore! Trovato l'attacco della via cominciamo ad arrampicare, si tratta di un'arrampicata non difficilissima (max 3° grado) ma con diversi tratti esposti. Vediamo le due soste attrezzate per la discesa, e cerchiamo di memorizzarle... In breve il tratto difficile si esaurisce, ora si tratta di affrontare lunghe cengie, alcune esposte ma semplici, che portano in breve al tratto terminale, inaspettatamente ampio. Già, quella vetta così ardita dal basso in realtà si presenta come un'ampia spianata disseminata di croci divelte da fulmini e venti tempestose. Le tocchiamo tutte, firmando il libro di vetta e soffermandoci solo lo stretto tempo necessario per le foto di rito. Il tempo è splendido in alto, ma le  nuvole ancora avvolgono Devero, mentre invece il versante svizzero è completamente sgombro: sotto di noi i due occhi blu dei laghi Geisspfad, e lontane le vette dell'Oberland. Non mi rendo nemmeno conto di essere finalmente arrivato quassù, so perfettamente che il bello comincia ora, con la discesa.. Fortunatamente c'è sergio che mi guida nei passaggi più delicati: giunti alle due soste, non disponendo di sufficiente corda, optiamo per una semplice calata controllata dall'alto. I miei limiti alpinistici ben presto vengono a galla, e ci mettiamo una vita ad uscire da questo tratto.... ma alla fine quel che conta è esserci riusciti decorosamente! Ora ci attende la lunga ed impervia discesa nei canalini rocciosi che portano ai Piani della Rossa: sfruttiamo qualche residuo nevaio per abbreviare il tragitto, e stando attenti questa volta a non perdere gli ometti guadagniamo i Piani della Rossa. Ora è più solo noioso sentiero sino a devero: un calvario per il caldo, la stanchezza e la tensione nervosa accumulata. Arriviamo alle baite di Campello e volgiamo lo sguardo all'indietro: quel magnifico triangolo di roccia rossastra è lì che sembra guardarci. Non mi pare ancor vero di essere salito lassù

 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 15:38
 


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