Pioda di Crana:la perla della Val Vigezzo Stampa
Scritto da fabri   
Giovedì 24 Giugno 2010 01:00

Località partenza:   Arvogno, ponte sul torrente Melezzo
Quota di partenza (m.):  1247
Quota vetta (m.): 2430
Dislivello complessivo (m.):  1217
Sviluppo: 9 km  a/r
Difficoltà:  EE (un passaggio obbligato fortemente esposto a 50 mt dalla vetta)
Cartografia: CNS 1:50.000 fgl Antigorio
Rif.bibliografici
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Le montagne sono tutte belle, tutti gli escursionisti sono concordi con questa affermazione. Però esistono montagne più belle di altre: è il caso della Pioda di Crana, che sicuramente è  la montagna simbolo della verde Val Vigezzo. Oddio, a vederla dal basso con il suo elegante profilo a mò di lama di rasoio può anche sembrare piuttosto inquietante...

Dopo giorni e giorni di maltempo e di freddo inaspettato il tempo sembra essersi ristabilito, così io e Sergio sfruttiamo l'occasione per una gita infrasettimanale. Raggiunta Santa Maria Maggiore si svolta per Toceno e quindi per Arvogno: da qui la strada prosegue ancora asfaltata scendendo al primo ponte sul torrente Melezzo, dove parcheggiamo ed iniziamo il nostro cammino.
La Val Vigezzo in questa stagione è una esplosione di verde: la quota relativamente modesta ed il particolare microclima fanno sì che la vegetazione sia davvero lussureggiante. La traccia di salita, una volta giunti alle baite di Verzasco mt 1262, lascia la via principale lastricata che porta ai Motti e al passo di Fontanalba e si inerpica subito ripida in direzione nord-ovest, raggiungendo in breve le baite dell'alpe Borca mt 1460. Da segnalare qui un bivio traditore che può trarre in inganno: bisogna tenere la direzione a sinistra per trovare subito dopo una palina segnaletica  nascosta dalle baite(ma dico io, non potevano metterla 20 metri prima!!). Il sole scalda e salutiamo con favore l'ingresso in un ombrosissimo bosco di faggi: la salita procede sempre sostenuta, non si perde troppo tempo, e in breve si raggiunge l'attacco della cresta, preceduto da un tratto di radura punteggiato da enormi larici, alcuni dei quali sventrati dai fulmini.
La cresta ora è sopra di noi, in tutta la sua eleganza: da una parte la grande piodata che precipita sul fornale dei Motti, dall'altra i ripidi pendii verso La Scheggia: il sentiero è sempre ben evidente e corre prevalentemente alla sinistra della cresta, aereo ma ben marcato dai numerosi passaggi. Sale inesorabile, senza un attimo di tregua, ed è molto faticoso perchè richiede un'alta concentrazione nel superare le piode. Ma questo è nulla rispetto al tratto che precede la vetta: si tratta di superare un passaggio di circa 20 metri fortemente esposto sulla piodata. Qui è vietato sbagliare, sangue freddo e avanti, Sergio supera elegantemente e con nonchalance le difficoltà camminando come se nulla fosse sulla piodata, io più prudentemente mi abbasso sul versante opposto, altrettanto esposto ma con numerosi appoggi e appigli che mi consentono di progredire con una certa tranquillità.
Ora pochi metri ci separano dalla vetta: la Pioda di Crana è tutta per noi, peccato che le nuvole minacciose ci nascondano gran parte della visuale, ma è ugualmente bello così.
Scendiamo tranquilli ma decisi, un temporale in cresta non sarebbe simpatico: in realtà poi si tratterà soltanto di nuvolaglia spessa, che alla fine, beffarda, si diraderà completamente una volta tornati ad Arvogno...
In conclusione, forse l'autunno sarebbe più adatto per la Pioda, però è stato bello uguale: e nel frattempo abbiamo già visto ed analizzato la via di salita per La Scheggia, altra bellissima montagna vigezzina. Qualche mese e arriviamo....

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Settembre 2010 15:07
 

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